1631 Luglio 2016
Gomma BicromataGalleria delle Arti
Via Berzantina, 12 – Castel di Casio / Porretta Terme (Bologna)

La mostra vuole essere un omaggio alla musica e in particolare ai musicisti ripresi nel momento più intenso della loro attività: la performance dal vivo.

Tra questi molti famosissimi jazzisti come Chet Baker, Miles Davis, Steve Lacy, Stan Getz e Pharoah Sanders.

 

 

La maggior parte delle immagini sono state scattate negli anni ‘80 e provengono da negativi in bianco e nero che sono stati scansionati direttamente e rielaborati in digitale.

Le immagini sono state quindi “ri-pensate” a distanza di molti anni dallo scatto, in una sorta di “post-produzione” dal sapore cinematografico.

L’effetto finale è volutamente “sporco”, sgranato e spesso poco definito, dovuto in parte alla qualità dei negativi originali ma anche alla successiva rielaborazione.

La stampa è stata eseguita su carta Sirio Pearl Platinum color argento che ne accentua la “granulosità”. In alcuni casi è stato sovrapposto manualmente del colore con vernice acrilica.

 

Per una certa generazione – la mia generazione – il crepuscolo delle immense copertine dei LP a favore delle striminzite cover dei cd è stato comunque il malinconico  ridimensionamento del fascino dell’immagine.

Jazz, Jazz e ancora Jazz: innumerevoli sono ormai le foto che mostrano il Jazz nel momento più intenso della propria improvvisazione, ma anche quando questo straordinario mondo musicale svela lo sfinimento di una pausa ineludibile, sfinimento còlto spesso  dopo irripetibili improvvisazioni nella penombra di un qualsiasi quanto irrinunciabile club notturno, e poi – ancora – storiche nuvole di fumo, cappelli maniacali da monaco, costumi  un pò tribali e un pò “odd”, strumenti musicali ansiosi: trumpets, saxophones,  pianos, cellos, drums… momentaneamente abbandonati nella penombra suggestiva  per l’attesa del magma dei suoni che verranno.

Confrontarsi con questo sconfinato universo fotografico è senza dubbio una scommessa piuttosto ardua, ma proprio in questa sfida il lavoro di Francesco Galli rivela tutta l’intensità del porsi come altra rispetto ad una iconografia – seppur affascinante – ormai sfibrata quanto abusata.

Può essere allora che l’immagine di Chet Baker e la sua tromba sdoppiandosi creino inaspettatamente uno strano gioco geometrico, oppure, in altre foto, che la ripetizione speculare finisca col suggerire a volte curiose ambiguità, altre invece una strana definizione del musicista di turno.

Affascina da parte di un appassionato cultore di Jazz come Francesco Galli questa scommessa nel voler guardare un mondo che gli è particolarmente vicino rinunciando – almeno in parte – alla casualità romantica dell’immagine a favore, invece, dello spaesamento del fare musicale, tautologia, forse, del fare fotografico.

Maurizio Bottarelli

Una bella recensione della mostra è apparsa sul magazine online Art-ò.net a cura di Monica Nannini.

Il risultato è un ritmo grafico, una manipolazione geometrica dell’originale che in alcuni casi evidenzia dettagli altrimenti insignificanti, in altri accentua, attraverso la reiterazione visiva, l’importanza di un gesto.