1327 Febbario 2009
Galleria Magma Arte Contemporanea
Via San Carlo, 28/D – Bologna

4 Marzo18 Aprile 2009
Ex Convento di San Francesco
Via Luigi Cadorna, 14 –  Bagnacavallo (Ravenna)

 

 

Ma l’inarrestabile meccanismo della riproduzione fa sì che le sue immagini perdano rapidamente il fascino della novità e diventino banali. Ne consegue un certo disprezzo per l’ovvio.

Aaron Scharf

Ed è proprio questa imprescindibile citazione che mi consente di fare alcune brevi considerazioni non solo sulle fotografie di Francesco Galli, ma anche e soprattutto per il suo modo di “saper vedere” di volta in volta ossessivo, minimale, maniacale e nel cogliere il fascino degli innumerevoli frammenti dei suoi percorsi quotidiani, altrimenti relegati nella banalità dell’indifferenza.

Ecco che allora le sue bellissime foto non sono inutilmente intrise di stucchevoli effetti speciali, non alla ricerca di chissà quali spazi esotici o tantomeno nel voler trovare necessariamente soggetti trasgressivi o provocatori.

Credo piuttosto che la qualità delle sue immagini stia proprio nella ferialità allucinata di uno sguardo attento al proprio muoversi quotidiano, approfittando anche dell’avido quanto prepotente fagocitare gli scatti della macchina digitale.

In una società impregnata da icone straripanti non può non colpire l’atteggiamento “altro” di Francesco ostinatamente proiettato nel recuperare la distratta cecità della nostra percezione visiva, e il personale diario di viaggio delle sue città destinate altrimenti alle Dissolvenze della memoria – siano esse la Playa di San Sebastian o Lucerna o Praga – sarà consegnato in maniera disincantata al fascino di una impercettibile sequenza di percorsi quotidiani.

Così Parigi non sarà altro che una Patisserie dove il gioco degli sguardi fra i manichini e l’interesse di due potenziali acquirenti sarà il sottile accenno ad uno smottamento temporaneo, mentre protagonisti di una insolita accelerazione filmica saranno alcuni ragazzini “indifferenti” ripresi in primo piano.

Oppure una panchina sarà a Nizza una Promenade des Anglais fatta di sapiente scenografia in sospeso tra una vaga citazione per gli spaesamenti di Magritte e la felice qualità nel voler organizzare le immagini all’interno di una rigorosa necessità compositiva sottolineata dal ripetersi ossessivo di orizzonti incombenti, ma subito contraddetta dall’inquietudine della improbabile quanto impalpabile sequenza delle figure.

Credo che nel mondo attuale dell’arte ci sia sempre più un tentativo di “amplificazione” dell’opera, spesso per nascondere una pochezza creativa.

Trovo invece in questo lavoro di Francesco Galli non solo una notevole qualità formale ma anche una puntuale presa di posizione intellettuale: l’ovvio non esiste se non nella nostra ovvietà.

Diceva un vecchio blues-man: se la tua cultura trova banale il Blues non cambiare solo la tua cultura, ma cambia anche le tue orecchie.

Maurizio Bottarelli